DDL VALDITARA & EDUCAZIONE SESSUALE / Vi diciamo la nostra

Il servizio Aria-Spazi Reali è storicamente il luogo di incontro e scambio con adolescenti e giovani della città di Torino, con una vocazione alla promozione del benessere e alla prevenzione del malessere giovanile. Come operatori di tale istituzione sentiamo la responsabilità etica, civile e professionale di segnalare con preoccupazione le conseguenze sociali, culturali e individuali dell’applicazione del Ddl Valditara sulla regolamentazione dei progetti di educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

L’affettività e il corpo, elementi alla base della sessualità, sono dimensioni esistenziali in cui ciascun essere umano è immerso per tutta la vita. Le emozioni e la corporeità sono canali profondi di conoscenza di noi stessi e degli altri, strumenti imprescindibili per lo sviluppo di sé. La conoscenza e la consapevolezza di queste componenti, nell’esperienza soggettiva di ciascuno, permette la loro regolazione al fine di una espressione delle emozioni e della corporeità efficace, libera, sana e consensuale.  Eliminare dalle scuole primarie l’educazione sessuo-affettiva implica un disinteresse istituzionale allo sviluppo di tali fondamentali competenze dei cittadini più giovani.

In secondo luogo delegare alle famiglie la decisione di tali percorsi è una chiara mancanza della Res Pubblica a un principio di equità secondo il quale andrebbero garantiti a tutti i cittadini le stesse possibilità. E’ possibile ipotizzare che proprio i ragazz* che avrebbero maggiore necessità di scambio e confronto con professionisti su tali temi, sarebbero esclusi da questo processo. Educare infatti a nostro avviso è anche permettere di sviluppare uno spirito critico, indispensabile per lo sviluppo di un pensiero autonomo e consapevole, in grado di intervenire virtuosamente anche all’interno della collettività  e non “appiciccare” nozioni. Trasmettere conoscenza e relazioni in cui sia possibile il confronto e lo scambio garantisce strumenti di libertà e autodeterminazione. La prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e della violenza di genere o omofobica, la promozione di una cultura del consenso riguardano lo stato in funzione di garante per tutti i giovani cittadini.

Inoltre le linee guida ratificate dal ministro Valditara sono ambigue, insufficienti e del tutto inadeguate poiché delegano alla famiglia valori e temi che riguardano l’intera società e in modo miope di fatto delegano al web, ai social e ai porno la funzione di informare. Un ulteriore rischio riguarda a nostro avviso la divisione all’interno delle classi tra chi potrà accedere a una educazione sessuo-affettiva e chi no.

 

Nella nostra esperienza quotidiana di lavoro con adolescenti e giovani, osserviamo quanto i temi legati all’affettività, all’identità, al consenso, alle relazioni e alla sessualità siano già presenti nelle loro vite, indipendentemente dal fatto che gli adulti decidano o meno di affrontarli in modo strutturato. La domanda non è quindi se questi temi verranno incontrati dai ragazzi e dalle ragazze, ma attraverso quali strumenti, quali linguaggi e quali riferimenti educativi. Rinunciare a spazi di confronto guidati da professionisti significa lasciare che tali apprendimenti avvengano prevalentemente attraverso fonti non sempre affidabili, prive di mediazione educativa e spesso portatrici di stereotipi, discriminazioni o modelli relazionali disfunzionali.

Auspichiamo che ogni scelta normativa in materia educativa metta al centro il benessere dei minori, il principio di uguaglianza delle opportunità e il diritto di tutte e tutti ad accedere a percorsi formativi qualificati e basati su evidenze educative e scientifiche.

QUALCHE DATO INFEZIONI VENEREE

In Italia si registra un incremento significativo delle infezioni sessualmente trasmesse (IST), in particolare tra i più giovani. Secondo i dati del Centro operativo AIDS dell’Istituto superiore di sanità, i casi di gonorrea sono cresciuti del 50%, quelli di clamidia del 25% e quelli di sifilide del 20%.

Tra le cause principali individuate dagli esperti, c’è il calo dell’uso del preservativo tra gli adolescenti. Un’indagine dell’Organizzazione mondiale della sanità rileva infatti che, tra il 2014 e il 2022, la quota di ragazzi europei che dichiara di averlo utilizzato durante l’ultimo rapporto sessuale è passata dal 70 al 61 per cento, mentre tra le ragazze è scesa dal 63 al 57 per cento.

Anche in Italia il trend segue la stessa direzione: i dati nazionali mostrano un calo costante tra i quindicenni, maschi e femmine, rispetto al 2010. Secondo l’OMS, una delle cause principali è la mancanza di un’educazione sessuale diffusa e strutturata nelle scuole – un ambito in cui il nostro Paese continua a registrare uno dei livelli più bassi in Europa.

Sono diversi gli osservatori che confermano un aumento della diffusione, soprattutto tra le generazioni più giovani, di infezioni trasmesse per via sessuale: un problema serio perché si tratta di malattie asintomatiche e in grado di compromettere a lungo termine la salute riproduttiva e generale delle persone colpite. L’Istituto Superiore di Sanità stima che un adolescente su 20 contragga un’infezione sessualmente trasmessa (con dati che portano a vedere un abbassamento dell’età anno dopo anno). Più della metà delle nuove infezioni di HIV, sempre secondo l’Istituto, interessa una fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

QUALCHE DATO VIOLENZA DI GENERE 

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025.

Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8 ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne.

Il 26,5% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.

Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).

Gli importanti aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni) e dalle studentesse non modificano il dato medio.

Per la violenza sessuale, emergono al primo posto le molestie con contatto, seguite dai rapporti sessuali non desiderati (4,5%), lo stupro (3,9%), il tentato stupro (3,1%), i rapporti sessuali degradanti e umilianti (1,6%). In misura più ridotta le donne hanno subito rapporti sessuali quando non erano in grado di rifiutarsi e opporsi (1%), sono state costrette o si è tentato di costringerle ad avere attività sessuali con altre persone (0,4%) o hanno subito altre forme di violenze sessuali (0,2%).

Alle violenze fisiche e sessuali si aggiungono gli atti persecutori, lo stalking, prevalentemente attuati al momento o dopo la separazione dagli ex partner (14,7%) sia al di fuori della coppia, da parte di altri autori (9%). Per le donne che sono o sono state in coppia va aggiunta la violenza psicologica (17,9%) e la violenza economica (6,6%).

Non basta parlare di sentimenti e di gentilezza. Per intervenire sul problema è doveroso ragionare sui ruoli di genere, sull’autorità patriarcale sulla quale si fonda la società in cui viviamo. E’ necessario lavorare sulla violenza in tutte le sue forme, sul consenso, sul possesso, sulle idee preconcette e ben inserite nel senso comune che stanno alla base di relazioni affettive violente,  sulla gestione ed espressione delle emozioni, sulla libertà di autodeterminarsi, di scegliere per sé stessə e sul proprio corpo. 

Le linee guida ratificate dal ministro Valditara sono ambigue, insufficienti e del tutto inadeguate sono totalmente assenti, l’infanzia e la prima adolescenza sono escluse dai programmi pur essendo fasi di crescita riconosciute come fondamentali per la formazione della persona.

Prevenzione culturale, cultura del consenso.

Uso ideologico della “propaganda gender” L’esclusione deliberata dei temi legati all’identità di genere cancella la realtà e il supporto per le soggettività LGBTQIA+ presenti nelle classi.

Creazione di disuguaglianze tra gli studenti: Il meccanismo del consenso trasforma un diritto all’informazione in un’opzione facoltativa. Chi ha genitori contrari, assenti o disinformati verrà escluso dai corsi, creando classi divise tra studenti consapevoli e ragazzi lasciati “al buio”La “resa” davanti a social e pornografia: Senza una guida laica e scientifica a scuola, i giovani continueranno a informarsi unicamente sul web e attraverso la pornografia online, alimentando modelli relazionali distorti e tossici un invito a fare una rete con le realtà dei servizi/progetti che si occupano di fasce giovanili.